6 ottobre 2008

danza lenta

Oggi abbiamo ripreso contatto con la danza. A dire il vero si è trattato solo di fare la conoscenza con una nuova istruttrice e riabituare i nostri corpi ad occupare tutti gli spazi della palestra. È stata un’esperienza ricca di emozioni e che tutti i ragazzi della comunità hanno vissuto mostrando una disciplina insperata. Di certo siamo stati agevolati dal favorevole rapporto numerico tra accompagnatori e ragazzi, ma era facile leggere nei loro sguardi la sorpresa per una dolcezza tanto gradita quanto inaspettata. Esercizi condotti con lentezza, basati in prevalenza sulla ricerca del contatto con il parquet, sul riconoscimento delle parti del proprio corpo, prese singolarmente e guidate in movimenti che facessero giungere al cervello segnali positivi. Pratiche rilassanti, ma al contempo ricche di contenuti; esercizi preparatori, forse, sicuramente un approccio al quale nessuno si è sottratto, anche chi, di solito, non esita a mostrare segni di insofferenza se non vuole farsi coinvolgere. Come ho già avuto modo di scrivere (vedi post: oltre l’opportunità) tutti possono, se ben guidati, godere della stessa sensazione di pienezza e di perfezione che, sicuramente, deve avere accompagnato la ballerina dell’immagine che ho scelto. Questo potrà avvenire anche eseguendo la semplice rotazione di un arto, accompagnando il gesto con l’espressione del volto scelta tra tante e appositamente studiata. E questo tutti, noi e loro, possiamo farlo. Riuscirci sarà: “una terapia differente, che nessun medico ha prescritto ed i cui risultati nessuno potrà avvalorare”. Quello di oggi è stato un servizio di volontariato del quale ho beneficiato anch’io. Gianpietro

2 commenti:

Cristina ha detto...

Questo testo, che parla di adattamento dei corpi alla danza, mi fa pensare ad una piccola fatica che ho fatto nel stabilire un contatto anche fisico con corpi non perfetti e malati. Al volontario non vengono richiesti certi servizi, ma mi sono trovata in situazioni di emergenza che lo richiedevano, e adesso sono contenta di trovare tutto molto naturale, anche la nudità non mi crea più l’imbarazzo di un tempo. E’ un sapere questo, per riprendere anche un po’ il discorso di un altro testo di Gianpietro, che va verso la sapienza del cuore, che ti fa vedere anche i corpi con occhi diversi. Cristina

patti ha detto...

Credo molto in altre modalità di comunicazione una di queste è il movimento del corpo nello spazio e in relazione con altri corpi.La comunicazione che va oltre le parole penso sia più espressiva e individuale,permette di cogliere sensazioni come la dolcezza e fa crollare i muri di paura costruiti dalla mente. Al lavoro ho spesso a che fare con persone affette da demenza e con loro comunico con lo sguardo con l'osservazione, con il trattenere i miei gesti nell'attesa di cogliere un'aperura dall'altra parte e quando la situazione è favorevole la carezza è il passpartout(non so se è corretto il termine ma non trovo il vocabolario)per ottenere la disponibilità a svolgere la mansione che in quel momento è necessario eseguire o più semplicemente per sentirmi in comunicazione nonostante le loro parole esprimano altro.
Un elogio va indirizzato a chi come Gianpietro affianca i ragazzi nell'esperienza della danza e ne sa approfittare magari liberandosi dai condizionamenti che una "vita normale" ci impone.Penso che tutti noi potremmo essere più abili in altre forme di comunicazioni se riuscissmo a silenziare i nostri pensieri e metterci in ascolto del nostro corpo che ci manda segnali inequivocabili.