21 ottobre 2008

book club

Nei giorni scorsi Cristina, in uno scambio di messaggi al di fuori del blog, ha ipotizzato la creazione di un “book club” all’interno di EmmauS. Si sceglie un libro, lo si legge e ad una data prefissata ci si incontra per parlarne. Un salotto letterario, magari alla buona, aperto a chiunque fosse interessato. Un differente sviluppo del progetto di scrittura (lettura) emotiva avviato 18 mesi fa e che non sembra aver trovato nel blog la prosecuzione che ci si aspettava. Stupidamente, lo riconosco, ho subito pensato a tutte le controindicazioni di una simile proposta e le ho snocciolate a Cristina senza nemmeno prendere in considerazione la possibilità che a qualcuno l’idea potesse interessare. Ma Cristina è una persona tenace, molto tenace ed alla mia domanda: “Ma tu ci credi, veramente?” ha risposto: “Quello che mi appassiona è la sfida di creare un po’ di fraternità all’interno di questo gruppo … per me è come diceva uno scrittore ebreo – se non hai fede, vivi come se ci credessi, la fede verrà dopo -.” Mi ha convinto: “… non scartiamo l’idea già in partenza, pensiamoci almeno come ad una possibilità …” (sono sempre parole sue). Lasciatemi tuttavia un’ultima perplessità: se leggere e scrivere sul blog è fatica … Gianpietro

3 commenti:

patrizia ha detto...

non riesco a trattenermi nonostante il tempo e la stanchezza, leggendo gli ultimi due post mi viene d'istinto una riflessione con relativa domanda, : e se il gruppo dei volontari volesse un luogo dove potere esprimere più leggerezza di quanto ne richieda il lavoro con le persone in difficoltà, con il disagio della malattia fisica o mentale, con la sofferenza e con la morte?
in ogni situazione di difficoltà vi è un risvolto comico, una gaff, un impaccio che raccontato,senza il timore del giudizio, rende più leggero l'impegno che ognuno svolge ,mi sembra in solitudne.
non è prendere in giro l'utente o il suo famigliare, ritengo sia uno sfogo leggittimo che non manca di rispetto a nessun se fatto in un luogo tutelato dalla privacy.
forse quello di cui hanno bisogno le persone che non appaiono sul blog ma che fanno volontariato è proprio questo : un posto dove si possa anche ridere e raccontarsi le piccole avventure e soprattutto trasformarle con umorismo, così si prende fiducia ci si racconta ,ci si sente sulla stessa strada, si parla lo stesso linguaggio,chi è più avanti aspetta l'altro senza pensare di perdere tempo. spero di non offendere nessuno, pur trovando interessante le proposte di cristina e gianpietro, penso ci sia bisogno di umorismo e autoironia nella vita di tutti, specialmente nella mia!

Cristina ha detto...

Leggendo il post di Gianpietro, che riporta la mia proposta, mi sono resa conto di avere usato un termine "creare fraternità" un po' presuntuoso, avrei dovuto dire "allargare", perché ci sono già alcune iniziative che vanno in questo senso, come le serate in pizzeria, o gli incontri di gruppo con i referenti. Queste, come il blog o il book club, si aggiungono e ben vengano anche altre proposte da parte di tutti. Ognuno sceglierà quella che preferisce. Mi sembra di aver capito che stai per diventare volontaria; se è così, avrai una referente e con questa ed il resto del gruppo ti troverai periodicamente per parlare e confrontarti sulla tua esperienza. Poi ci sono invece volontari, come me, e altri che conosco, che sono un po' più slegati, non fanno parte di un gruppo, almeno per il momento, per una questione organizzativa. Qualcuno di loro ha espresso il desiderio di sentirsi più parte dell'associazione, io l'ho raccolto, e adesso sto pensando a come fare per raccogliere i dispersi. Mi sembrava che il blog, per chi non ha tanto tempo di andare agli incontri, fosse un buon strumento, ma al momento non funziona tanto. Cristina

Gianpietro ha detto...

Trovo che le considerazioni di Patrizia siano quanto mai pertinenti. E' vero che nel nostro servizio ci confrontiamo con difficoltà di vario genere, ma una maggiore dose di leggerezza unita alla capacità di autoironia non guasterebbero di certo. Talvolta ci prendiamo troppo sul serio, mentre ogni situazione può avere mille sfaccettature e non è affatto detto che "scrittura emotiva" sia sinonimo di "tristezza e sofferenza". Ben vengano quindi le narrazioni di episodi dal risvolto umoristico. Quanti tra i "vecchi" che seguiamo hanno storie curiose o aneddoti della loro vita da raccontarci e che qui possono trovare ospitalità! Gianpietro