7 febbraio 2012
La rinuncia
5 febbraio 2012
La ricompensa di un grazie
4 febbraio 2012
Vittime e aggressori
2 febbraio 2012
La ricompensa
1 febbraio 2012
La gentilezza
31 gennaio 2012
Il valore della solitudine

Certamente, ci sono anche forme di solitudine patologica, causate dalla incapacità di avere delle relazioni, ma queste restano nell’ambito della malattia e vanno curate per quello che sono. Io penso che una corretta pedagogia dovrebbe insegnare al bambino sia la solitudine, nella quale far crescere la sua capacità critica e creativa, sia la capacità di sviluppare relazioni corrette con gli altri. Osservo, invece, nei genitori un gran desiderio di vedere il bambino perfettamente integrato e socializzato e mal sopportano eventuali momenti di malinconia o di tristezza, quando lui si trova da solo e si annoia. Penso che quei momenti siano invece importantissimi per la sua crescita, perché impara a prendere coscienza della sua individualità e a ragionare con la sua testa e non come gli altri vorrebbero. Occorre anche dire che il percorso vero di relazione è quello lunghissimo e unificante del nostro mondo interiore con l’esterno e forse non basta una vita intera per imparare a percorrerlo. Non esiste però nessun percorso alternativo, nessuna scorciatoia. Certe droghe, e a volte anche l’alcool, producono questa profonda sensazione di armonia tra il dentro e il fuori, ma sappiamo bene che in quei casi è solo un’illusione e i danni che queste dipendenze provocano vanno ben oltre i benefici che si conseguono.
Anche tra gli anziani, che mi è capitato di assistere per il servizio, ho notato un uso eccessivo di antidepressivi, che io assimilo alle droghe, prescritti e somministrati il più delle volte senza nemmeno una psicodiagnosi attenta di un medico competente. Ma è chiaro che nell’età avanzata appare troppo tardi per fare qualsiasi altra cosa e l’educazione o l’auto apprendimento alla solitudine come valore andrebbero cominciati molto prima. Cristina
Il labirinto
26 gennaio 2012
Alcuni aspetti psicologici del servizio
24 gennaio 2012
La piccola fiammiferaia
23 gennaio 2012
Il cielo è per tutti
21 gennaio 2012
Il guardiano del faro
20 gennaio 2012
Ah sì?
Il nostro tempo è caratterizzato da una grande entropia. Si agitano tutti come mulini a vento per niente e quando invece c’è qualche problema serio da affrontare, si fa di tutto tranne quello che sarebbe più opportuno o sensato fare. Ci si arrovella inutilmente sul futuro e ci si dimentica di vivere il presente. A questo proposito, c’è una storiella zen, che mi mette sempre di buonumore e che nella sua semplicità contiene una profonda saggezza."Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l'uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin. I genitori furibondi andarono dal maestro. "Ah sì? " disse lui come tutta risposta. Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce. La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino. Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah sì?". Cristina
Sotto la presa dell'amore
19 gennaio 2012
Nell'eterno azzurro
La materia
18 gennaio 2012
In famiglia
31 maggio 2011
ECONOMIA SOLIDALE
Domenica ho trascorso la giornata a Calvatone. Cosa c'è a Calvatone da passarci un'intera giornata? si è chiesto Gianpietro!! A Calvatone c'è una persona: Maurizio Gritta. Una persona "scomoda" a cui sono stati offerti parecchi milioni di euro perchè chiudesse la sua attività. Una persona che con quei soldi avrebbe potuto vivere nell'ozio insieme a tutta la sua famiglia per il resto della sua vita, e che invece continua ad alzarsi prima dell'alba e a lavorare fino al tramonto. Una persona che lotta per le proprie idee, per restituire dignità al lavoro degli agricoltori con cui collabora. Una persona "pericolosa" perchè sta stravolgendo le leggi del mercato. Domenica scorsa come rappresentanti del Gas (gruppo di acquisto solidale) di Alba ci siamo quindi ritrovati a Calvatone, presso la Cooperativa agricola Iris, per il Convegno "I progetti che funzionano dell'economia solidale". Uno degli obiettivi del convegno è stato quello di dare la possibilità alle cooperative di economia solidale di mettersi in rete anche per costruire la propria capacità distributiva, andando lentamente e progressivamente in una direzione di autosviluppo e di indipendenza dai circuiti distributivi tradizionali. E' quello che l'Azienda di Maurizio Gritta fa da diversi anni, distribuendo la sua pasta attraverso "canali alternativi" a tutti i Gas d'Italia e a diverse realtà estere. La Iris produce la sua pasta seguendo una filiera rigorosamente italiana e come missione ha quella di riconoscere all'agricoltore un giusto prezzo che gli garantisca un lavoro dignitoso. Sono belle parole che si sentono in bocca a molti, ma qui in questa Azienda si passa dall'idealismo all'attuazione del progetto tirandosi fuori dal meccanismo della borsa che stabilisce i prezzi delle materie prime. La Iris i
n questo modo riesce a mantenere costante il prezzo dei suoi prodotti, prodotti che, a parità di qualità, costano meno di quelli della grande distribuzione, pur essendo più caro il costo della filiera. A voi le debite conclusioni.E' ora di rendersi conto che come consumatori abbiamo un grande potere, e che, ogni volta che facciamo un acquisto, esprimiamo un voto. Se siete ancora di quelli che riempiono il carrello dei supermercati senza porsi domande, è ora che facciate una piccola riflessione. Associatevi al Gas della vostra città, aiutateci a cambiare le regole del mercato. E, visto che siete proprio lì a due passi, andate a fare due chiacchiere con Maurizio: ci penserà lui a convincervi!!
Maria Maddalena
10 aprile 2011
the bear
Sbaglio i tempi e i modi. C’è un orso che non rispetta i limiti: che si fa spazio anche dove spazio non c’è. Dovrei tenerlo al guinzaglio, ma quando viene il momento non distinguo più l’orso dal suo padrone. Dei due, io chi sono? Maria Maddalena ha scritto un haiku molto bello: Ombra di quercia
Tra risa e schiamazzi
Calma i cuori
e l’orso lo ha respinto, confondendo la metafora con la regola. Le ho inviato un regalo e spero accetterà le mie scuse. Perché lo scrivo su questo blog? La risposta è racchiusa nell’immagine che ho scelto ed in queste parole.
Sapersi vecchio
È l’età che s’invola
L’animo fermo
Conosco le parole chiave: consapevolezza e accettazione. Ma ancora non mi appartengono. Quando mi sarò arreso, anche l’orso che urla attraverso quel muro perderà la sua forza e rimarrà solo l’ombra della quercia. Gianpietro
3 aprile 2011
lo scompartimento
Eravamo in due nello stesso scompartimento del treno. La giornata era fredda e piovosa. Dai finestrini si vedeva scorrere un paesaggio grigio e nelle stazioni i pochi passeggeri erano intabarrati in cappotti e sciarpe. Ma lo scompartimento era confortevolmente riscaldato e il ritmico sferragliare del treno conciliava una quieta beatitudine. Il passeggero che divideva lo scompartimento con me invece era stranamente inquieto. Ad ogni fermata del treno scattava in piedi, correva al finestrino e leggeva ad alta voce il nome della stazione. Poi si sprofondava nel sedile emettendo un sospiro da strappare il cuore. Dopo sette o otto stazioni, preoccupato gli chiesi: "C'è qualcosa che non va? Non ti senti bene?" Con un nuovo desolato sospiro rispose: "Non proprio. E' che sto andando nella direzione sbagliata. Ma si sta così bene e al calduccio, qui...". Maria Maddalena31 marzo 2011
la macchina della verità
indifferenti ... L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti ...
tiepidi
… Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca ...
ignavi
Questo misero modo
tengon l'anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia e sanza lodo
misericordia e giustizia li sdegna:
non ti curar di lor, ma guarda e passa".
Da Gramsci a Dante passando per l’Apocalisse (nell’elenco dei “links utili” trovi il collegamento ai testi completi). Sono alcune citazioni, penso note, che invitano all’impegno individuale e sociale (la citazione del brano dell’apostolo Giovanni appare forzata se si esamina il testo alla lettera, ma diamo per buona l’interpretazione corrente).
Il dibattito è aperto e non ne dò per scontato l’esito. Esiste l’ineluttabilità del destino? C’è una predestinazione che impedisce la modifica di quanto starebbe già scritto nel libro della vita? Ho uno straccio di vita da percorrere: a che pro dannarmi per cambiarla, per imporre agli altri le mie scelte, per impedire che i voleri degli altri mi coinvolgano? Non è meglio cogliere l’attimo, godere di quello che si ha e lasciare che la vita ci scorra addosso senza intaccarci e facendoci soffrire il meno possibile? Seguire il corso della corrente, lasciarsi trasportare, passare inosservati. Ricercare altre vie che non richiedano la “moneta di Cesare”? «Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite» scriveva Etty Hillesum, mentre la portavano nel forno crematorio. Anche nella condizione più disperata essere quindi parte attiva, impegnati in ciò in cui si crede al di là dell’assurdità del contesto? Scendere nell'arena politica, issare il vessillo del bene comune, essere genitori anche dei figli degli altri, parteggiare e lottare per imporsi. Credere veramente in un mondo migliore, fatto di gente moralmente onesta. Impegnarsi solo in ciò che può cambiare il mondo o seguire il consiglio di Madre Teresa di Calcutta: "Fai la cosa che ti sta davanti"? Morire da partigiano, o vivere da imboscato?
In attesa di decidere ti guardi attorno e ti accorgi che sei dentro a un sogno, paradossale, nel quale ti credi l’unico sano in un mondo di ciechi. La corda che ti lega a loro ha un nodo troppo stretto per riuscire a scioglierlo e nel sogno inventi una macchina della verità che non può essere manomessa. La inserisci nel cervello di ogni individuo e questa ti segnala quando mentono, agli altri come a se stessi. Sono costretti a dire non quello che si sono imposti essere la verità, ma quello che sanno essere la verità. Per ora la macchina non va oltre. Devi ancora fare molti sogni per perfezionarla, per farli passare dall’ammettere di aver rubato al pentirsi di averlo fatto, fino al promettere di non farlo più. Per ora, ogni mattina, al risveglio, ti rendi conto che il nome di quella macchina è ancora kalasnikov e non riesci a trovarne uno migliore. Gianpietro
27 marzo 2011
un po' di storia
Questo blog nacque a fine 2007 come prosecuzione di un ciclo di “incontri di scrittura formativa”. Volevamo che altri si unissero a quella esperienza, che “l’aver cura della vita emotiva”, l’invito a tradurla in parole, spunti di riflessione, pensieri riportati sulla carta venisse offerto a tutti, senza limiti spazio-temporali. Ci era sembrato che la scelta del web, una delle tante possibili, rispondesse alle aspettative. I post registrati (con il corollario dei commenti) sono stati tuttavia il frutto della collaborazione offerta da pochi, nonostante gli inviti e le sollecitazioni, a dimostrazione che non è lo strumento a determinare il bisogno, e ciò in controtendenza rispetto al mercato che si caratterizza per la capacità di creare le attese anticipandole con i prodotti che le soddisfano. Continuo tuttavia a credere che molte riflessioni presenti nel blog abbiano una loro validità intrinseca e meritino di essere conservate. Un'idea poteva essere quella di trasferirli su un e-book, ma il farlo richiede un impegno che non mi sento di assumere. Ho quindi pensato di “liberalizzare il blog” consentendo che le tematiche trattate non siano più legate ad esperienze di volontariato o a riflessioni inerenti il servizio EmmauS (già molti post se ne scostavano), ma possano toccare tutti i temi di interesse di chi scrive. Manterrò tuttavia un ruolo di filtro onde evitare che vengano pubblicate cose illegali o lesive della privacy, del decoro e del rispetto che caratterizzano il blog. Avrei voluto anche consentire a chiunque di aggiungere post (come già avviene per i commenti), ma la struttura del server non me lo consente. Invitate quindi i vostri amici (anche se non sono volontari EmmauS) a consultare questo blog e proponete loro di registrarsi come autori. E’ un esperimento e non è detto che riesca, ma finché non ci si prova … Gianpietro
23 marzo 2011
GRAN TORINO
Direi che questo è un post provvisorio che poi Gianpietro domani potrà cancellare.Ho visto solo ora che questa sera su Rete4 alle ore 21 c'è in programmazione il film "Gran Torino". Paolo (amico comune di Gianpietro e mio) lo aveva visto durante un incontro, sul tema della conversione, organizzato per i genitori dalla parrocchia che frequenta. A lui era piaciuto moltissimo e me lo aveva consigliato. Potremmo guardarlo e poi commentarlo insieme; e se non ci sarà piaciuto sapremo con chi lamentarci!! Maria Maddalena
21 marzo 2011
... ed è solo lunedì
Chissà perchè devo ficcarmi sempre in situazioni simili. E' sempre così: sono la persona sbagliata nel posto sbagliato! Sono astemia e allergica alle nocciole e vivo circondata da vigneti nella patria del buon vino e... della nutella. Detesto lo shopping e non mi è mai interessata la moda e mi ritrovo a lavorare circondata da pizzi e merletti, a dover chiacchierare frivolmente con annoiate clienti sui colori di tendenza di questa primavera-estate o su quale sia il tessuto migliore per realizzare il cappottino di Filippo (che non è propriamente il figlio della cliente, quanto piuttosto il suo cane...). E ora questo. Mi trovo a scrivere sul blog creato da Gianpietro... io, che non ho mai amato scrivere, che mi facevo venire le coliche ogni volta che a scuola mi ritrovavo davanti ad una pagina bianca da dover riempire durante un compito in classe; io, che non ho mai svolto servizi di volontariato con persone in difficoltà, e l'unica "assistenza domiciliare" che porto avanti è quella della visita settimanale a mia nonna che, nonostante i suoi 87 anni, riesce sempre a ribaltare la situazione e a far sì che sia lei a fare "assistenza" a me, e non viceversa!! Ho chiesto a Gianpietro: "Cosa posso mai scrivere io nel tuo blog?". Mi ha risposto: "Scrivi quello che vuoi".7 marzo 2010
La cassetta degli attrezzi
Se hai letto il post che precede questo (Cronologico vs Tematico), dimenticalo. Cancellalo dalla memoria e se lo hai messo nella "cassetta degli attrezzi", vedi di liberartene il più rapidamente possibile. Ho fatto la mia prima intervista ed è stata una rivoluzione copernicana. Mi verrebbe voglia di dire: fermate il mondo che voglio scendere. Nel post avevo parlato di “peccato di presunzione”: non ho avuto il tempo di commetterlo. Verrò rimproverato di non aver saputo gestire la situazione, ma il primo contatto, che nelle intenzioni doveva essere di sola presentazione, si è concluso con 90 minuti di registrazione e 11 cartelle di sbobinatura. Stimolatori? al più sacchetti di sabbia per arginare il flusso! Scelta dei temi? vari livelli di approfondimento? Ma quando mai! Probabilmente ho fallito l’approccio, ma ne sono ugualmente contento. Non è la mia storia che devo scrivere e allora perché imbrigliare il costante fluire dei suoi ricordi? Se al prossimo incontro vedrò che tenderà a ripetersi (oggi non lo ha fatto, quasi mai) cercherò di indirizzarlo. Nel riascoltare la registrazione, le poche volte che la mia voce si sovrapponeva alla sua mi procurava un moto di fastidio. Avrei voluto dirmi: “Ma non vedi che sei di troppo, che ti stai intromettendo nella sua storia? Lascia le briglia sciolte. Cavoli tuoi, dopo, riorganizzare il tutto, ma ora taci e ascolta.” E la tua “confessione” come è andata? Gianpietro
3 marzo 2010
Cronologico vs Tematico
Istintivamente, tra i due metodi suggeriti per la conduzione dell'intervista, sarei orientato a scegliere il secondo, quello tematico. Esso è sicuramente il più intrigante, ma anche il più difficile da gestire, sia perché non conosco in partenza quali possono essere stati i temi che hanno impregnato di senso l’esistenza del mio intervistato, sia per la obiettiva difficoltà ad incasellarli entro le rigide griglie temporali già definite. Metodo cronologico, allora? Non so. Mi piacerebbe deciderlo solo cinque minuti dopo avere appoggiato sul tavolo la bottiglia di Sangiovese, ed avere ascoltato con lo sguardo il racconto dei mobili e delle suppellettili. Ma Savino dice che dobbiamo scegliere adesso e quindi, senza dover ricorrere al lancio della moneta, ho deciso che cercherò di organizzare il lavoro leggendo i tempi dell’esistenza in base ai “punti di svolta”, alle “figure cruciali, ai maestri”. In questo modo conto di aiutare l'intervistato a ripercorrere il cammino della vita attraverso l’evolversi nel tempo dei suoi aspetti più significativi. Il mio peccato di presunzione sarà quello di attribuire una scala di significatività, forzatamente soggettiva, anche se mi riserverò uno spazio sufficiente per inglobare una sua, eventuale, richiesta per un tema da me non considerato. Metodo tematico quindi e questo potrebbe esserne il "canovaccio". In avvio parleremo di famiglia, poichè mi sembra il tema più semplice ed immediato. Analizzeremo le relazioni familiari così come si sono sviluppate nel tempo; quali i legami più significativi e perché; quali le problematiche di relazione; quali i sogni realizzati e quelli ancora nel cassetto. Tratteremo poi il tema del lavoro, la sua progressione fino al momento attuale; quali i momenti di svolta, le scelte fatte e le occasioni perdute, le relazioni instaurate dentro e fuori gli ambienti di lavoro. Questo nel primo incontro.
Il secondo verrà dedicato all’imparare ed al tempo libero. Entreremo nel campo della cultura, degli hobbies, dei giochi e delle passioni sportive. La musica, la letteratura, la poesia, il teatro, il cinema, l’arte, le collezioni, i viaggi … serviranno da spunto per fare riaffiorare i ricordi e suscitare emozioni.
Nel terzo incontro, il più importante, vedrò di condurre l’intervistato sul terreno degli affetti. Partirò dall’amicizia, da come questo sentimento è evoluto negli anni, passando dai giochi dell’infanzia ai legami “per la vita” dell’adolescenza; dal cameratismo del periodo di guerra (e qui potrebbe aprirsi un filone incontrollabile – il mio intervistato è del 1922), alle relazioni con i vicino di casa ed i compagni di svago (bar, vacanza, stadio …) fino ad esaminare cosa è rimasto nel momento attuale. In parallelo (sarà difficile scindere temporalmente i due momenti) analizzeremo il tema dell’amore valutando quali e quante siano state le chiavi di lettura e di applicazione pratica di questo sentimento. Più che una scansione cronologica delle situazioni affettive, punterò ad una analisi introspettiva del tema. Dalla sua dimensione minima, fino alla sua espressione massima (dalla natura, agli animali; dalle singole persone, all’umanità nel suo insieme; dal sé, all’oltre il sé). Sarà, probabilmente, una chiacchierata molto a ruota libera, ma che recupererò e renderò organica in sede di stesura del testo.
Il quarto incontro sarà riservato ad approfondimenti degli aspetti trascurati nelle precedenti occasioni e ad inserire nuove tematiche proposte (se con valide motivazioni) dall’intervistato. Se ci sarà spazio (tempo e volontà), mi piacerebbe affrontare i temi della dimensione spirituale (metafisica in senso lato) e di quella sociale (politica, anch’essa intesa in senso lato). Su questi ultimi due temi credo che sarà gioco lasciare all’intervistato ampia discrezionalità di indirizzo. Mi immagino infatti una trattazione ricca di componenti filosofiche dalle quali emerga il "filo rosso" che, nel corso della sua esistenza, ha intrecciato entrambi i percorsi.
Credo che il metodo tematico, tra le diverse tipologie di scrittura, favorisca l’esplorazione interiore dando così forma ad una scrittura biografica di tipo katagocico e questo risultato mi vedrebbe soddisfatto.
Questo è quanto, e che Duccio me la mandi buona! Gianpietro
26 febbraio 2010
Raccogliere una storia
Sere fa, al corso sulla "Locanda della memoria", ho colto questa espressione: "raccogliere la storia di un anziano" e, istintivamente, l'ho associata ad una immagine di precarietà e di instabilità. Analogamente, l'immagine dell'anziano, che, con disinvoltura, classifichiamo nella fascia di coloro che sono "a rischio esclusione", provoca in me profonda tristezza e disorientamento. Mi viene allora da pensare a quanto c'è di vero nell'affermazione che "l'umanità è sopravvalutata" (e non certo nell'accezione attribuita dallo squilibrato che l'adotta come alibi per compiere una strage dentro una scuola), se basta un nulla (nel fluire dell'universo) per trasformare una esistenza attiva in un relitto bisognoso di essere rimorchiato. Gli anni scorrono, i congiunti ci lasciano e, senza occupazione, la vecchiaia è fatta di tante attese tra un vuoto ed il successivo. La società si accorge di te solo per spostarti di una casella nello stilare le proprie statistiche. Non più popolazione attiva, ma soggetto a rischio esclusione. E se vorrai sopravvivere a te stesso hai bisogno di qualcuno che "raccolga" la storia che ti stai lasciando alle spalle. Spera allora di averlo già fatto, di essere stato capace di scriverla da solo quella storia, perchè non è detto che troverai una penna pronta a farlo al tuo posto, nè una voce che ne legga alcuni brani davanti alla tua bara. Gianpietro













