
I nostri comportamenti dipendono da un’infinità di fattori.
Impossibile stilarne un elenco esaustivo. Solo per citarne alcuni: la
differenza di genere, lo stadio dell’esistenza, le condizioni di salute, le
risorse a disposizione, le condizioni ambientali, le convenzioni ed il ruolo
sociale, la storia personale, i vincoli familiari, la cultura, le tradizioni,
l’educazione, le aspettative individuali e le pressioni sociali, lo stato
emotivo e psichico del momento, il carattere, la sensibilità … i pensieri … i
sentimenti …. E questi sono solo una parte degli elementi che entrano in gioco,
a diversi livelli d’intensità e senza che si possa tracciare una scala di
priorità. Si tratta di un mix che può variare, per quantità e rilevanza, anche
sensibilmente da individuo a individuo. Parlarne in termini generali sarebbe da
sciocchi. Un po’ come definire il livello di felicità, o di sofferenza,
attribuendo peso prevalente a quello che, a nostro giudizio, costituisce il
fattore dominante. “Quella persona non
potrà mai essere felice con la situazione familiare/economica/di salute che si
ritrova…”, oppure “Non capisco cosa gli
manchi per essere felice. Si gode la pensione, è in buona salute, senza
problemi economici, né familiari …” La realtà può essere ben diversa, può dipendere
da tutt'altro. “Il piacere di vivere”,
così come “il male di vivere”, possono
coesistere alternandosi fino a sembrare, riflessi
nello stesso specchio, uno il negativo dell'altro. Non si tratta di compensazione tra opposti e nemmeno
della ricerca di un compromesso. Nel campo dei sentimenti questa dicotomia si
manifesta con maggiore evidenza. La capacità di controllo è ridotta, i dubbi
possono diventare assillanti e la percezione della realtà è fortemente
distorta. Si convive con spinte contrapposte ed il passaggio dall'una all'altra sponda è sempre un salto nel vuoto, un momento di vero panico, di fiato
sospeso. In quei frangenti gioia e dolore crescono in modo esponenziale e la
differenza tra la strada e la scarpata diventa minima. Gianpietro